
a review by tommyuwu1

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Great Pretender è probabilmente l’unico anime prodotto da Netflix che considero davvero di livello.
Già dai primissimi episodi si capisce che non sarà il solito prodotto costruito per vendere o inseguire le mode del momento: Great Pretender è qualcosa di diverso, di più raffinato, di più ambizioso.
Nel 2020 avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere proclamato anime dell’anno — titolo che, a mio parere, non ha ottenuto solo perché assegnato (non del tutto meritatamente, almeno per ora — chi legge il manga sa) a Jujutsu Kaisen.
Questa recensione sarà piena di spoiler, quindi fermatevi qui se non avete ancora visto la serie: vi rovinereste un’esperienza che vale davvero la pena vivere alla cieca.
STRUTTURA
L’anime è composto da 23 episodi, suddivisi in quattro casi principali, ognuno dei quali ruota attorno a uno dei protagonisti: Makoto Edamura, Laurent Thierry, Abigail “Abby” Jones e Cynthia Moore.
Ogni caso approfondisce un diverso aspetto della loro personalità, del loro passato e del modo in cui il gruppo affronta il mondo della truffa e dell’inganno, che è poi il fulcro tematico dell’opera.
Questa recensione sarà quindi articolata in cinque sezioni: una dedicata a ciascun caso e una finale riservata all’analisi del comparto visivo e sonoro, elementi che contribuiscono in modo decisivo all’identità unica di Great Pretender.
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CASO 1 — Legame a Los Angeles
Il primo caso si apre con la presentazione di Makoto Edamura, un giovane giapponese che si autoproclama “il miglior truffatore del Giappone”. Dopo aver ingannato una donna con la solita truffa ben congegnata, torna a casa convinto di aver fatto un altro colpo perfetto, ma ad attenderlo trova la polizia. Costretto alla fuga, sale al volo su un taxi, dove scopre di essere seduto accanto a un uomo francese al quale, ironia della sorte, aveva appena rubato il portafogli.
Da questo incontro fortuito prende avvio la storia. Il francese in questione è Laurent Thierry, un truffatore di fama internazionale che si fa chiamare “il mago del raggiro”. Laurent trascina Edamura con sé a Los Angeles, dove i due, insieme a un piccolo gruppo di complici, organizzano una truffa ai danni di Eddie Cassano, produttore cinematografico e capo di una potente organizzazione mafiosa.
Nel corso dei cinque episodi dedicati al caso, Makoto si trova costretto a confrontarsi con se stesso. Quella sicurezza ostentata si rivela una semplice maschera, costruita per fuggire da un passato doloroso.
Il suo mondo è crollato anni prima, quando ha scoperto che il padre, un rispettato avvocato, era in realtà un trafficante di esseri umani, specializzato nella vendita di bambini. Alla morte della madre, l’unica persona che avesse davvero creduto in lui, Edamura ha smarrito ogni punto di riferimento: da vittima è diventato carnefice, finendo in prigione e venendo bollato come truffatore da ogni datore di lavoro. Da lì in poi, ha scelto di indossare la sua menzogna come un’armatura.
Tuttavia, l’esperienza di Los Angeles cambia tutto. Dopo il colpo, Makoto decide di restituire ogni yen guadagnato con l’inganno, segnando così il primo passo verso la sua evoluzione personale.
Questo caso iniziale funziona quindi come introduzione tematica alla serie: una storia di esseri umani veri, con debolezze, illusioni e ferite profonde, raccontata però attraverso truffe tanto incredibili da sembrare impossibili. È proprio in questo contrasto che Great Pretender trova la sua identità.
Interessante anche la figura di Eddie Cassano, un antagonista solo in apparenza stereotipato. Dietro la facciata del classico boss mafioso che si crogiola tra alcol e droga, si nasconde un uomo sorprendentemente idealista: un produttore cinematografico che, pur realizzando film di dubbio gusto, crede sinceramente nel valore artistico del suo lavoro. È un dettaglio che arricchisce la sua caratterizzazione e dimostra la cura con cui la serie scrive anche i personaggi secondari.
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CASO 2 — Il Cielo di Singapore
Il secondo caso si sposta a Singapore e si concentra sul personaggio di Abigail “Abby” Jones, una ragazza dal temperamento forte e impulsivo, ma segnata da un passato di dolore e perdita. È forse il caso più introspettivo della serie, quello che meglio esplora il trauma e la rabbia repressa che definiscono Abby.
La truffa ruota attorno a una gara di aerei acrobatici finanziata dai fratelli Sam e Clark Ibrahim, due principi arabi caduti in disgrazia e costretti all’esilio.
Dopo due anni di prigione, Makoto Edamura viene rilasciato e assegnato a lavorare in un’officina aeronautica, dove impara a riparare motori. Convinto di essersi finalmente lasciato alle spalle la sua vecchia vita, inizia a credere di poter vivere in modo onesto, finché non scopre che la sua assegnazione non è stata affatto casuale. Dietro tutto, ancora una volta, c’è Laurent, che ha già in mente un nuovo piano: truffare Sam Ibrahim, colpevole di manipolare le gare truccando i risultati per far vincere il fratello minore Clark.
Abby partecipa alla competizione come pilota, affiancata dal consueto gruppo dei “Maghi del Raggiro”: Laurent, Cynthia e Makoto.
La truffa si sviluppa secondo il tono brillante e dinamico tipico della serie, ma ciò che rende questo arco narrativo davvero memorabile è la dimensione umana che si innesta nella vicenda.
A catalizzare il dramma è la figura di Lewis Muller, ex pilota della Marina statunitense, ora ridotto su una sedia a rotelle dopo un grave incidente aereo. Durante una delle gare precedenti, Lewis si era rifiutato di seguire gli ordini di Sam e aveva osato sfidare Clark in modo leale; per questo aveva pagato un prezzo altissimo, perdendo l’uso delle gambe. Tuttavia, ciò che rende Lewis un personaggio tanto complesso è il suo legame diretto con il passato di Abby: è lui l’uomo che, durante la guerra, sganciò la bomba che uccise la sua famiglia.
Il confronto tra i due è uno dei momenti più emotivamente intensi della serie. Abby tenta di ucciderlo, ma Lewis non reagisce: accetta il proprio destino, schiacciato dal senso di colpa e dalla consapevolezza di essere diventato un peso per la moglie e per se stesso.
Attraverso questo scontro, Abby affronta finalmente il trauma che la perseguita: dopo aver perso i genitori, era stata arruolata a forza nell’esercito iracheno, dove aveva visto morire uno a uno i suoi compagni di battaglia.
Da un punto di vista narrativo, Il Cielo di Singapore è probabilmente il caso più contorto e disorientante, sia per ritmo che per tono. Meno immediato e più cupo rispetto al precedente, ma comunque coerente con l’idea di fondo della serie: ogni truffa è un pretesto per esplorare le ferite dei protagonisti.
Il personaggio di Sam Ibrahim è ben scritto e interessante: incarna la mentalità rigida e arrogante di chi vive nel lusso ma resta prigioniero delle proprie tradizioni e del proprio ego.
Al contrario, Clark risulta piatto e poco incisivo, un semplice burattino utile al meccanismo narrativo ma privo di reale spessore.
Nel complesso, questo secondo caso abbassa leggermente il ritmo rispetto al debutto a Los Angeles, ma guadagna in profondità emotiva, offrendo una delle rappresentazioni più autentiche del dolore e della colpa all’interno della serie.
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CASO 3 — Neve su Londra
Il terzo caso è dedicato a Cynthia Moore, probabilmente il personaggio femminile più carismatico di tutta la serie, e, diciamolo, la waifu definitiva di Great Pretender.
Dopo le vicende di Singapore, Makoto Edamura si è trasferito a Nizza, deciso a rifarsi una vita onesta. Trova lavoro in un piccolo sushi bar e, per un attimo, sembra davvero riuscire a cambiare. Tuttavia, il suo equilibrio viene infranto quando nel locale compaiono Laurent e Cynthia. Stavolta non sembrano avere in mente una truffa, ma la tranquillità dura poco.
Un giorno, un critico gastronomico visita il ristorante e stronca pesantemente il lavoro del proprietario, costringendolo a chiudere. Rimasto senza impiego, Edamura si ritrova a lavorare in una locanda sull’orlo del fallimento. È lì che, spinto dalla disperazione e forse anche dalla nostalgia per la vita da truffatore, decide di mettersi in gioco da solo: prova a vendere un quadro in una galleria d’arte per 25.000 euro.
Il colpo, però, prende una piega inaspettata: il compratore è proprio lo stesso critico che aveva fatto chiudere il sushi bar, che si rivela essere James Coleman, uno dei più rinomati periti d’arte del mondo. Coleman valuta l’opera non 25.000, ma 20 milioni di euro.
Makoto, resosi conto di aver involontariamente truffato un truffatore, chiede aiuto ai Maghi del Raggiro per vendicarsi, e da qui prende forma la vera truffa del caso.
Scopriamo che Coleman è una vecchia conoscenza di Cynthia. Anni prima, l’uomo aveva distrutto la relazione tra lei e Thomas Meyer, un artista di talento conosciuto quando Cynthia lavorava come cameriera in un bar. Coleman aveva corrotto Thomas, convincendolo a dipingere falsi d’autore per lucro, trasformandolo in un uomo cinico e senza scrupoli.
L’operazione dei Maghi non ha quindi solo lo scopo di derubare Coleman, ma anche di dare a Cynthia una forma di riscatto. Alla fine riescono non solo a truffarlo, ma anche a liberare Fara Brown, la sua compagna, che l’uomo sfruttava e manipolava per ottenere denaro e potere nel mercato dell’arte.
Dal punto di vista narrativo, Neve su Londra è il caso più realistico e lineare della serie: non presenta la stessa densità drammatica del secondo o la frenesia del primo, ma brilla per la maturità emotiva con cui approfondisce il personaggio di Cynthia. Dietro la maschera della seduttrice e della donna sicura di sé, scopriamo una persona fragile, segnata da un amore perduto e da un profondo senso di rimpianto.
Coleman, invece, è forse il peggior antagonista della serie: un uomo fastidioso, arrogante e senza alcun fascino morale o contraddizione interna. Se Cassano era affascinante nella sua rozzezza e nel suo amore genuino per il cinema, Coleman è semplicemente odioso, e funziona proprio per questo. È l’unico personaggio di Great Pretender che non offre spunti di empatia, ma che rappresenta perfettamente l’avidità e l’ipocrisia di un certo mondo artistico.
Nel complesso, Neve su Londra è un caso elegante e malinconico, che si distingue per la sua sobrietà e per l’approfondimento emotivo, consolidando ancora di più il legame umano tra i membri della banda di Laurent.
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CASO 4 — Il Mago dell’Estremo Oriente
Senza ombra di dubbio, questo è il caso migliore di tutta la serie, non solo per la durata (ben nove episodi, quasi il doppio rispetto ai precedenti) ma soprattutto per la profondità narrativa e la maturità emotiva che raggiunge.
All’inizio ritroviamo Makoto Edamura apparentemente deciso ad abbandonare definitivamente la vita da truffatore. Trova lavoro presso la Scarlet Company, ma ben presto si scopre che dietro la sua assunzione c’è ancora una volta lo zampino di Laurent, che ha orchestrato tutto fin nei minimi dettagli.
La Scarlet fa parte del gruppo Suzaku, una potente organizzazione legata alla yakuza e implicata nel traffico di esseri umani, in particolare di bambini. È qui che la storia tocca corde molto più intime e dolorose: il ricordo del padre di Edamura, coinvolto in un commercio simile, riemerge con forza, spingendo Makoto a tornare nel mondo dell’inganno.
Questo caso può essere idealmente diviso in due grandi segmenti: passato e presente.
Nel passato, scopriamo le origini dei Maghi del Raggiro: il gruppo era guidato da Oz, nome d’arte di Seiji Ozaki, che non è altri che il padre di Edamura. Oz era un truffatore geniale, un vero stratega del crimine elegante, e lavorava insieme a Dorothy, l’amata di Laurent. Durante un tentativo di truffa ai danni della filiale cinese del gruppo Suzaku, il piano fallisce tragicamente: Dorothy perde la vita e Laurent rimane segnato per sempre.
Nel presente, Edamura entra stabilmente nei ranghi del gruppo Suzaku, deciso a smascherarne le attività e a liberare i bambini coinvolti. Tuttavia, il suo ritrovato incontro con il padre cambia tutto: Oz lo inganna ancora una volta, mettendo a dura prova la sua fiducia e il suo equilibrio morale.
Da qui in avanti la trama si fa complessa e intricatissima. Il ritorno di Oz segna infatti la rinascita del piano originale: una truffa colossale ai danni della Suzaku, questa volta orchestrata insieme al figlio. Makoto, sempre più coinvolto, inizia a somigliare pericolosamente al padre: entra nel ruolo con un’intensità quasi inquietante e si affeziona sinceramente alla presidente Akemi Suzaku, donna spietata ma capace di umanità.
Nel momento decisivo, Edamura compie la sua mossa più audace: finge di tradire Laurent, ingaggiando perfino i tre antagonisti dei casi precedenti per mandare avanti il piano. Laurent, pur colpito dal gesto, comprende immediatamente la situazione e decide di assecondarlo, portando la truffa verso un finale tanto assurdo quanto poetico.
La conclusione vede i due poli criminali (quello di Tokyo e quello di Shanghai) collassare su sé stessi, con i protagonisti che si ritrovano su un’isola deserta: un epilogo dal tono quasi simbolico, sospeso tra vendetta, redenzione e rinascita.
In questo caso il vero protagonista non è solo Laurent, ma un trio narrativo potentissimo: Laurent, Oz e Makoto, tre generazioni di truffatori legati da un filo invisibile di colpa, eredità e desiderio di espiazione. È qui che Edamura si consacra come il miglior personaggio dell’intera serie, un uomo che trova la propria identità non nell’inganno, ma nella capacità di scegliere chi essere davvero.
Gli antagonisti, d’altra parte, rappresentano forse l’unico tallone d’Achille del caso. Sono mafiosi piuttosto convenzionali, privi della complessità morale dei precedenti avversari. L’unica eccezione è Akemi Suzaku, figura ambigua ma profondamente umana, che finisce per affezionarsi a Makoto come a un figlio sostitutivo. Xiao Liu, invece, resta una presenza piatta, un ingranaggio narrativo che non aggiunge molto alla riflessione morale dell’opera.
Nel complesso, Il Mago dell’Estremo Oriente è il culmine tematico e narrativo di Great Pretender: un caso che intreccia il dramma personale con il colpo di scena perfettamente calibrato, trasformando una semplice truffa in una storia di eredità, perdono e identità.
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AUDIO E VIDEO
In questo campo Great Pretender stupisce — e non poco.
Lo Studio Wit (già responsabile di The Ancient Magus Bride, Vinland Saga e ovviamente Attack on Titan) firma un lavoro visivamente eccezionale, capace di distinguersi non tanto per la fluidità delle animazioni quanto per l’uso magistrale del colore e della composizione visiva.
Ogni caso è caratterizzato da una palette cromatica specifica, che riflette perfettamente il tono e le emozioni della storia raccontata: nei primi due casi dominano tinte accese e vivaci, quasi pop, che sottolineano la natura surreale e teatrale delle truffe iniziali; nel terzo caso, invece, i colori freddi e smorzati trasmettono la malinconia e l’introspezione legata al passato di Cynthia; infine, nel quarto caso, i toni realistici e neutri sembrano voler riportare l’anime su un piano umano e concreto, salvo poi ribaltare tutto, rivelando che proprio questa vicenda, apparentemente più “reale”, è in realtà la più incredibile di tutte.
Il comparto sonoro è altrettanto curato. Le colonne sonore originali si inseriscono con naturalezza in ogni scena, contribuendo in modo decisivo all’atmosfera dell’opera. Ogni brano è scelto con una precisione quasi cinematografica, a conferma che Great Pretender si avvicina più a una serie TV di stampo occidentale che a un anime tradizionale.
L’opening, priva di parole, cattura alla perfezione il tono sofisticato e scanzonato della serie, mentre l’ending è una vera e propria gemma: The Great Pretender, brano del 1960 dei The Platters, reinterpretato nel 1987 da Freddie Mercury. Una scelta raffinata e carica di significato, che chiude ogni episodio con un senso di ironia e malinconia al tempo stesso.
Un plauso speciale va al doppiaggio italiano, che si colloca tra i migliori mai realizzati per un anime. Le voci risultano credibili, calibrate, e restituiscono perfettamente le sfumature emotive dei personaggi. Alcune interpretazioni (come la scena di rabbia di Makoto nell’episodio 22) raggiungono un’intensità davvero rara.
In poche parole, è da vedere assolutamente in italiano: un lavoro di adattamento e recitazione semplicemente magistrale.
Opening: https://youtu.be/Yjv_yFgHYc0
Ending: https://youtu.be/Vk86fxEklq8
Ost: https://youtu.be/DYpvQamh13k
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Consigliato?: Assolutamente si, e se qualcuno vi chiede con cosa iniziare credo che Great Pretender sia perfetto vista la sua somiglianza al mondo delle serie tv.
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