
Anime di nicchia, chi sa sa diciamo elitista, qualcosa con poco seguito e di poco conto, un prodotto poco amato e troppo poco coccolato, insomma, underrated.
Incuriosito dal trailer e dal 90 su anilist di mio padre Italo Scaniello decido, in un periodo dove il tempo soffoca ogni mio desiderio (o io non mi rendo conto di perderlo) di cominciare anche questo anime.
Il discorso della perdita di tempo è essenziale in parte, qualcosa che nell'opening viene citata e che negli episodi non si fa paradossalmente vedere, per caso una critica a chi perdendo tempo è giunto addirittura a un anime così nascosto?, no, non credo ma mi fa comunque pensare, pensare al bisogno di affrontare la vita in modo complicato e con costrizioni che sono letteralmente costrutti mentali dati da una società capitalista apatica davanti ai sentimenti dell'uomo; d'altro canto qui si presenta un mondo magico, ma soggiogato comunque da qualcuno, non a caso gli umani, che rappresentano i nemici della storia (i protagonisti sono i tanuki e i tengu, le altre due colonne portanti della nuova società giapponese) e che con pochi scrupoli distruggono progressivamente ciò che resta di questa magia, per quella che loro chiamano tradizione (ma per quella che in realtà è competizione), il folclore assume quindi un risvolto critico, come se fosse messo in difficoltà, come se si trovi in un luogo ostile e solo chi possiede la magia riesce a proteggerlo e mantenerlo salvo per le prossime generazioni.
Ma a parte il lato introspettivo, parlando del prodotto e di come è stato svolto, si può solo applaudire dal primo all'ultimo episodio: un esplosione di colori accesi e spunti allucinanti, nella trasposizione molto originale di un Giappone diviso per metà tra tradizione e moderno, la rivalità tra famiglie e i piccoli dissidi che inizialmente comici prenderanno poi una strana piega sempre più inquietante e sbagliata, il ritmo poi che accelerato non si sentirà comunque troppo poco chiaro e frettoloso drogherà lo spettatore di hype e di attenzione verso l'opera.

Parlando più specificatamente dei personaggi principali, ho amato l'importanza del padre per i 2 figli più grandi, il fatto che Yaijirou si senta responsabile probabilmente per la prima volta della sua morte nascondendosi per diverso tempo in fondo a un pozzo per disonore e vergogna verso i suoi cari, il fatto che il primogenito Yaichirou si senta ancora più responsabile per la mancanza del padre e desideri invece prendergli il posto come Maestro Imitatore è commovente, mentre gli altri 2 figli sentono il padre come una leggenda che purtroppo non hanno conosciuto a fondo e non provano troppa mancanza, e la madre vive con la coscienza che suo padre è morto felice e sereno, perciò per l'ennesima manifestazione del loro sangue degli idioti non si sente abbattuta, ma triste e compassionevole verso i figli.
I personaggi più misteriosi della vicenda restano però Benten e Akadama, che per me ancora sono difficili da interpretare, ma credo scorri in essi uno strano legame insolvibile, probabilmente approfondito nella seconda stagione, ho in ogni caso amato il momento in cui Benten confessa la sua malinconia al protagonista, rendendosi più bella narrativamente parlando della solita cattiva affascinante.
L'ultimo arco finale che può essere considerato l'unico dopo l'introduzione slice of life, che comunque non viene sminuita essendo importante per empatizzare coi personaggi e per conoscere il world building particolare e molto compresso, comincia con l'inizazzione di un rituale che avrebbe introdotto i preparativi per scegliere il Maestro Imitatore(tra Yaichiro e suo zio Ebisugawa), da qui in poi ci sono più o meno quattro-cinque episodi di pura follia, che vanno molto in disaccordo con la prima parte, ma io ho seguito come un pazzo la famiglia eccentrica perché non volevo che qualcuno finisse in pentola; il riscatto di Yaijirou mi ha commoso e il suo discorso sulle ultime parole di suo padre, riportate da Yasaburo come se fosse spiritualmente una sorta di erede, mi ha fatto crollare dalla sedia.
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