
a review by tommyuwu1

a review by tommyuwu1
Parlare di Eureka Seven non è semplice. La serie è un emblema dell’immaginario iconoclasta dei primi anni 2000, intriso fino al midollo di influenze dalla fantascienza degli anni ’90, e quindi sarebbe troppo semplice criticarla per questo suo attaccamento. Tuttavia, questo stesso elemento è anche il motivo per cui spesso si sente dire: "Eh ma è troppo simile a [inserisci nome anime mecha]".
Ma il mio approccio non è quello di cedere a critiche superficiali. Preferisco un'analisi più mirata, che vada a fondo per capire perché Eureka Seven sia una delusione e una gigantesca occasione sprecata, sia dal punto di vista stilistico che narrativo. Non pretendo di dispensare consigli a chi lavora nel settore (figuriamoci, come se qualcuno in studio leggesse le recensioni su AniList), ma desidero parlare a coloro che idolatrano questa serie: voglio far capire che là fuori c’è altro, qualcosa di più originale o, se non originale, almeno ben fatto, impegnato, bello e funzionante. E, spoiler: Eureka Seven non è niente di tutto questo.
Uno degli aspetti più idolatrati dai fan (soprattutto americani, abituati alla mediocrità della loro produzione mainstream) è lo stile. Eppure, Eureka Seven fallisce proprio qui, e lo fa in un modo quasi stupefacente. Hai tra le mani un concept che urla "robottoni che fanno surf", e cosa fai? Una serie piena zeppa di primi piani infiniti e piani di reazione disegnati male, che si trascinano senza scopo né ritmo.
Non esagero quando dico che almeno metà delle inquadrature sono così: noiose, lunghe e completamente fuori luogo. L’idea del riffing – il surf con le tavole o i mecha – non viene mai esplorata davvero a livello stilistico: né mentre i personaggi si muovono sulle loro tavole, né nei momenti chiave con i robot. E questi ultimi, che dovevano essere il cuore pulsante della serie, sono relegati a una messa in scena monotona e mal direzionata.
Avevi un concept unico nelle mani, e invece hai scelto la via più banale e povera. Uno spreco totale, che dimostra un’incapacità di sfruttare visivamente l’elemento più affascinante dell’intero progetto. E no, non basta un bel character design qua e là per salvare un disastro tecnico e narrativo di questa portata.
Passiamo alla sceneggiatura, un aspetto di Eureka Seven che richiede sia clemenza che severità. Da una parte, la serie riesce a toccare temi di grande rilevanza, proponendo spunti di riflessione interessanti; dall’altra, cade in errori talmente gravi che metà della scrittura meriterebbe di essere cestinata senza pietà.
Non si può negare che Eureka Seven abbia un cuore. La serie affronta un tema importante: il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda (inteso come pianeta e come società e cultura), declinato attraverso una lente che spazia dall'intimo al sociale. Questo nucleo tematico riesce a emergere in diversi momenti e dimostra che, almeno in fase concettuale, c’era un’idea chiara e ambiziosa dietro la storia. Da premiare davvero tanto (e cosa che giustifica anche il mio voto finale per nulla basso).
L’intreccio di relazioni umane – che siano tra i personaggi principali, con la società, o persino con il misterioso ecosistema alieno che fa da sfondo – ha il potenziale per parlare a un pubblico ampio, andando oltre i confini del genere mecha. E sì, le storyline strappalacrime funzionano (almeno a tratti): portano pathos e alimentano l’empatia verso i personaggi, anche quando la scrittura stessa traballa.
Ma è qui che arriva il problema: Eureka Seven non sa gestire questo potenziale. Le sue ambizioni si perdono in una sceneggiatura caotica, incoerente e terribilmente prolissa. Molte sottotrame sembrano esistere solo per occupare tempo, senza un reale contributo alla narrazione principale o ai temi che la serie vuole esplorare.
Questo caos porta quindi i personaggi ad essere continuamente bastoni tra le loro stesse ruote; sono incoerenti e contraddittori, spesso esageratamente melodrammatici ma frettolosi nel risolvere complessi dilemmi esistenziali e rapporti incrinati che dovrebbero avere maggiore importanza. Oltre a ciò sono spesso e volentieri fermi in una situazione di immobilità esistenziale (a livello narrativo si parla ovviamente): sono esseri che non crescono caratterialmente, e se crescono regrediscono la puntata dopo. Questo caos è ben visibile già nelle prime 10-15 puntate.
Concludo con due parole però, che manderanno a puttane tutta questa analisi: Eureka Seven mi ha fatto tornare bambino, ha un'anima genuina e pura, che non ha paura a rifarsi a prodotti come NGE e come le sceneggiature esistenzialiste e simboliche di Kunihiko Ikuhara, è figo quanto basta per un ragazzino e voglia o non voglia ti fa tirare un episodio dietro l'altro, ergo, mi è piaciuta, e pure abbastanza da volerne parlare.
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