Non si può parlare di ACCA-13 senza spendere qualche parola sulla mente che lo ha reso possibile: Shingo Natsume. Questa serie si conferma come una delle più interessanti degli ultimi anni, dimostrando ancora una volta che la semplicità, sia stilistica che narrativa, è spesso il segreto per raggiungere risultati straordinari. ACCA-13 è un condensato di stile e scelte azzeccate, sia sul piano narrativo che audiovisivo.
Shingo Natsume non è certo un nome nuovo nell’industria dell’animazione quando prende in mano ACCA-13: la sua carriera, costellata da direzioni episodiche di rilievo, come in The Tatami Galaxy, lo ha visto farsi le ossa in contesti di alto profilo. Con Space Dandy, Natsume aveva già assunto il ruolo di direttore del progetto, ma lì doveva confrontarsi con vincoli produttivi non indifferenti. In ACCA, invece, la storia è completamente diversa: fin dal primo istante in cui Jean Otus, il nostro carismatico protagonista, attraversa lo schermo e cattura la nostra attenzione, si percepisce una libertà creativa assoluta. Le influenze occidentali, in particolare il cinema americano degli anni ’70, sono palpabili: alcune inquadrature richiamano direttamente il “cinema della paranoia”, creando un’atmosfera che omaggia con stile quel periodo storico.
Ogni dettaglio in ACCA-13 è curato con meticolosità. Il risultato è un’opera visivamente accogliente e, al tempo stesso, stimolante per chi cerca una visione attiva e impegnata. Il tratto grafico scelto da Natsume è immediatamente riconoscibile nella sua semplicità, un aspetto che lo rende tanto unico quanto memorabile. In un panorama animato dominato da un consumo spesso passivo, ACCA-13 emerge come una rarità: un’esperienza che invita lo spettatore a riflettere, osservare e lasciarsi coinvolgere.
Tuttavia, una serie non può e non deve essere interessante solo dal punto di vista stilistico. Ed è qui che entra in gioco il secondo aspetto con cui ACCA-13 dà un vero e proprio pugno all’industria: viviamo in un’epoca in cui molti prodotti seriali sembrano puntare a un pubblico distratto e poco incline a seguire narrazioni che “si prendono il loro tempo”. E quindi, vi chiederete: com’è il ritmo di ACCA-13? Indovinato.
Ma attenzione, una precisazione è doverosa: il ritmo del racconto non è affatto lento. Al contrario, le vicende in cui Jean si ritrova coinvolto si susseguono senza soluzione di continuità. Natsume gestisce abilmente queste situazioni distribuendole tra i vari episodi con grande rapidità e precisione. Spesso i viaggi di Jean arrivano a due per episodio. Questa struttura, che bilancia elementi verticali e orizzontali della trama, permette di intrecciare i punti chiave con il giusto tempo e il giusto peso narrativo. Il risultato? Un finale in cui tutti i fili si ricongiungono per rivelare l’immagine complessiva in modo magistrale.
Un altro elemento di grande pregio è la colonna musicale, che merita una menzione speciale. Le sonorità jazz moderne si fondono con accenti rock e occasionali incursioni dub, creando un accompagnamento musicale sempre perfettamente allineato al mood della serie. Il risultato è un’esperienza sonora adulta, stilosa e accattivante, proprio come il nostro Jean Otus, impeccabile “scrocca sigarette” e protagonista di questa ganza storia.
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