
a review by Iero

a review by Iero
Vorrei fare una premessa: chi scrive questa recensione è cresciuto con Dragon Ball GT, e se lo aveste chiesto al me di 8 anni vi avrei detto senza remore che la sigla di Giorgio Vanni era meglio dell'intera discografia di Mozart. Adesso però non ho più 8 anni, e, seppur celato dal velo della nostalgia, non riesco a ripensare a GT spogliandolo di tutte le sue brutture, incongruenze e problematiche. GT a conti fatti era una serie debole, tenuta in piedi e mandata avanti da design tamarrissimi, poche idee funzionanti e cattivi iconici. Proprio per questo motivo non posso approcciarmi a Dragon Ball DAIMA spegnendo il cervello. Sono certo che ci sia molta gente desiderosa di farlo, ma per coerenza io proprio non ci riesco. DAIMA si pone come un remake di GT, e più la serie è andata avanti più lo ha reso chiaro. Risulta quindi importante trattare questa serie staccandosi un attimo da ciò che le è esterno, dai collegamenti a Super ai riferimenti molto poco celati a GT, e fermarsi un attimo a ragionare sul perché DAIMA è, a conti fatti, una serie tanto debole quanto lo era GT, ma con persino meno personalità. A farmi dire ciò però non è la nostalgia verso GT né un senso di "superiorità" verso un'opera che ho adorato da bambino, ma una genuina rabbia per un prodotto che tratta il proprio spettatore con sufficienza.

Partiamo pertanto parlando bene di DAIMA, dalla sua qualità più innegabile: la serie è FIGHISSIMA nel suo comparto visivo. I design sono morbidi e giocosi (anche se dovremo tornarci sulla questione), molto adatti al mood meno serioso che si vuole rincorrere, e la direzione artistica e la fotografia valorizzano in maniera efficace i momenti più concitati, rendendo più vividi i raggi energetici, le esplosioni e le ambientazioni. Gli scontri poi sono veramente dinamici e scenografici, sfoggiando delle coreografie di combattimento articolate e ragionate (cosa ad onor del vero abbastanza rara in Dragon Ball in generale) e rendendo ogni battaglia adrenalinica e curata. Quando Goku e compagnia menano le mani è senza ombra di dubbio il momento in cui la serie brilla e scorre piacevolmente. Il problema sostanziale emerge dunque dalla sceneggiatura. Gli eventi narrati in DAIMA sono estremamente confusi, troppo confusi, al punto da annullare continuamente eventi minori tramite ulteriori eventi che però portano ad un nulla di fatto. Non si sta parlando di piccoli momenti volti a caratterizzare un personaggio o una relazione, scenette comiche affini a se stesse o episodi autoconclusivi, quanto di interi avvenimenti atti unicamente ad allungare artificiosamente una storia senza aggiungere nulla. I protagonisti hanno distrutto e cambiato aereo 4 volte durante la serie. QUATTRO VOLTE. E a conti fatti nessuna di quelle volte ha portato a delle conseguenze o a dei cambiamenti, dicasi anche per il discorso sulla repressione dei villaggi nel Terzo Mondo Demoniaco, la schiavitù dei namecciani, o altro. Tutti elementi superflui al meglio o ridondanti al peggio.

Se alcuni di questi elementi possono trovare giustificazione nella natura da "road movie" della serie, per cui è il viaggio verso Re Goma il vero focus, e non la destinazione in sé, la maggior parte di essi sono però totalmente affini a se stessi e vuoti, non trovando una reale giustificazione. DAIMA sembra una serie scritta da 20 persone diverse che non hanno mai comunicato tra loro, o da una singola persona che ha cambiato 20 volte idee ad ogni nuovo episodio. E proprio per tal motivo finisce per portare avanti in maniera approssimativa tutti gli elementi che compongono la serie. Come road movie DAIMA fa cilecca, il cast principale è semplicemente insofferente, con Glorio che ha la personalità di una sardina e Panzy tanto esuberante quanto trascurabile. Su Hybis, il nanetto svampito con il cacca-cappello che fa da autista a Vegeta e Bulma, e di cui ho dovuto cercare il nome da quanto mi è rimasto come personaggio, nemmeno mi esprimo che altrimenti è come sparare sulla Croce Rossa. Il viaggio in sé è veramente spoglio, un tragitto lineare spezzato da qualche brigante e qualche altro inconveniente minore risolto senza un vero sforzo. L'esplorazione che avrebbe dovuto pertanto essere il vero nucleo della serie si riduce a nient'altro che un filler tra uno scontro con un Tamagami e l'altro.

Subentra così il secondo problema: i personaggi. Se Glorio e Panzy hanno poco carisma ma funzionano nel loro ruolo, come epigoni di Trunks e Pam, il resto del cast risulta invece fuori luogo o quasi inutile. Goma è un buon cattivo, ridicolo ma carismatico, anche se la sua presenza risulta assente per la maggior parte della serie, ma Arisu, Majin Kuu e Majin Duu proprio no, e nel tentativo di articolare maggiormente il racconto con sottotrame e intrighi finiscono però solo per rendere più infantile un risvolto che infantile non vuole essere (il che è ironico visto che la serie è chiaramente rivolta ad un pubblico giovane). Qual è il senso di inserire dei personaggi fastidiosi e forzatamente centrali se la loro utilità è marginale? Ed è un discorso estendibile al Re del Terzo Mondo Demoniaco, la squadra di soldati ingaggiata da Goma, l'anziana che ha creato i vari Majin e tutti gli altri personaggi senza un reale spessore che infestano lo schermo ed il minutaggio togliendo tempo prezioso che sarebbe potuto invece essere sfruttato per valorizzare Goma, il cast principale o il Mondo Demoniaco, magari non con lunghi spiegoni fatti da Kaioshin e Neva ma con un reale viaggio in quelle terre. Sommiamo a questo discorso anche la debolezza dei design. So di aver detto che essi siano ottimi per il mood della serie, ma allo stesso tempo sono anche pessimi per ciò che la serie vuole sporadicamente provare a fare, e che lo spettatore brama: essere cazzuta, tamarra e seria. Da questo punto di vista i nuovi design semplicemente non funzionano, e ciò risulta ancora più evidente con le trasformazioni in Super Sayan 3 e 4, visivamente molto meno di impatto rispetto alle loro controparti in Z e GT. È bello rivedere il Super Sayan 4 (per quanto non mi facciano impazzire gli avambracci scimmieschi più larghi delle sue cosce), ma non in questo modo, e sicuramente non così a caso.

Tutte queste debolezze narrative e visive vengono solo accentuate della molteplici incongruenze che la serie pone davanti allo spettatore. Parliamoci chiaro, i livelli di potenza in Dragon Ball non hanno mai avuto il benché minimo senso, e fare power scaling tra una serie e l'altra mi pare abbastanza ridicolo e sterile, ma vedere Goku e compagnia perdere da qualche decina di soldati armati con pistolette ad acqua quando un paio di episodi prima Vegeta da solo aveva diviso a metà l'oceano con un colpo lo trovo veramente stupido. In questi momenti DAIMA pare realmente ubriaco. Non mi voglio soffermare su altri tipi di incongruenze (tipo perché se il Terzo Occhio Demoniaco ti rende così forte nessun re ha mai sconfitto i Tamagami) perché sono questioni che lasciano il tempo che trovano, ma sommate tutte assieme, e sono parecchie, danno alla serie una frivolezza fastidiosa sul lungo periodo. Si tratta di tanti piccoli momenti sparsi qua e la nel racconto che ne abbassano la credibilità e suscitano unicamente noia.

DAIMA era un serie con un enorme potenziale e con molte idee interessanti che non è però riuscita a sfruttare minimamente. Non si può salvare un prodotto che al netto di qualche episodio vivamente mozzafiato continua a girare in tondo, valorizzando in maniera ignobile i propri personaggi ed il proprio world building. E il problema vero si cela proprio nella volontà di mettere un piede in 10 scarpe. DAIMA vuole essere un road movie, un remake di GT, una serie giocosa, vuole trattare tematiche serie, vuole abbassare il power level facendo tornare Goku bambino ma poi lo vuole alzare con trasformazioni tanto iconiche e amate quanto buttate dentro abbastanza a caso e per fanservice, vuole introdurre nuovi personaggi, riscriverne vecchi, vuole collegarsi a Super, vuole richiamare le prime avventure di Goku,... . E così facendo non ne fa però nessuna. Sarà che aver dedicato svariati episodi a far rubare a Goku e Glorio degli aerei non è stata proprio una grande idea.
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