Il manhwa Solo Leveling è una delle opere contemporanee più emblematiche nel coniugare l’azione tipica del genere fantasy con una riflessione sottesa ma intensa sul senso dell’esistenza e la sua inevitabile caducità. Sebbene in superficie la narrazione sembri incentrata sulla crescita spropositata del protagonista, Sung Jin-Woo, e sul suo cammino da "hunter" più debole al più potente di tutti, in realtà l’opera è percorsa da una vena esistenzialista che emerge man mano che si sviluppa la trama e si approfondisce la psicologia dei personaggi.
Fin dai primi capitoli, la narrazione evidenzia la condizione precaria dell’essere umano. I cacciatori, nonostante i loro poteri sovrannaturali, vivono in balia di eventi imprevedibili e catastrofici. I dungeon, che appaiono casualmente nel mondo, sono metafora della morte improvvisa, dell’assurdo sartriano ovvero quella condizione esistenziale in cui l’essere umano si confronta con un mondo privo di senso intrinseco (l’uomo, come il cacciatore, è esposto a una realtà incomprensibile e spesso ostile, in cui la logica umana si frantuma). In Sartre, così come in altri pensatori esistenzialisti come Camus, l’assurdo nasce quando la coscienza umana, assetata di ordine, significato e scopo, si scontra con un universo indifferente e caotico. Questa frattura genera angoscia, ma anche libertà: poiché nulla ha significato prestabilito, l’uomo è radicalmente libero di darsi il proprio. Nel contesto di Solo Leveling, questo tema si manifesta nella quotidiana precarietà degli "hunter", costretti ad affrontare minacce inspiegabili, improvvise, che non seguono alcuna logica morale o razionale. I dungeon non puniscono il malvagio né premiano il virtuoso: sono eventi puramente casuali e devastanti, manifestazioni dell’assurdo. Sung Jin-Woo, inizialmente incapace di controllare alcunché, incarna l’uomo sartriano gettato nel mondo senza scopo né garanzie. È solo abbracciando questa condizione — accettando l’assenza di senso e decidendo di agire comunque, autonomamente — che riesce a risorgere e ridefinire se stesso. Non perché trova un “destino” già scritto, ma perché sceglie un cammino e lo persegue con volontà. L’assurdo, quindi, non lo annienta, ma diventa l’origine della sua libertà.
Jin-Woo, inizialmente definito come il "più debole dei cacciatori di grado E", incarna l’emblema della vulnerabilità. La sua continua sopravvivenza è più il frutto del caso o della tenacia che di una reale forza. È solo con l’evento della dual dungeon — un momento chiave che rappresenta una morte simbolica e una rinascita — che inizia il suo processo di evoluzione, ottenendo un potere che lo emancipa dalla sua condizione originaria.
Tuttavia, l’ascesa di Jin-Woo non rappresenta un superamento reale della caducità, ma un suo mascheramento temporaneo. L’aumento di potere, lungi dall’offrirgli pace o salvezza, lo conduce in una spirale sempre più solitaria e dolorosa. La trasformazione in monarca delle ombre, una figura quasi divina, non lo avvicina all’immortalità, bensì lo pone dinanzi alla responsabilità di una guerra cosmica e al destino della solitudine.
Il messaggio profondo è che anche la divinizzazione dell’essere umano non lo esonera dal tempo, dalla perdita, dalla fine. La caducità, lungi dall’essere un accidente, è parte integrante dell’esistenza stessa. Il dolore per la perdita delle persone care, la consapevolezza del proprio isolamento crescente e l’ineluttabilità del sacrificio finale sono tutte tappe della presa di coscienza di Jin-Woo. Il potere diventa, così, un’altra forma di prigione.
PARTE SPOILER
Nella parte finale dell’opera, la scelta del protagonista di resettare la linea temporale per salvare il mondo e le persone amate si configura come l’atto supremo di accettazione della caducità. Egli rinuncia alla propria esistenza come era stata fino ad allora, cancellando i legami e la memoria condivisa, per donare al mondo una nuova possibilità. Il sacrificio di sé, che si pone come gesto puramente gratuito, sottolinea la tensione tra desiderio d’eternità e realtà dell’effimero. Jin-Woo non cerca di sfuggire alla fine: ne fa esperienza piena e, nell’accettarla, la trascende. In ciò si rispecchia una delle intuizioni più profonde dell’opera: l’esistenza, per quanto breve e fragile, può acquistare senso solo nell’atto di dare, nell’apertura all’altro, anche quando questo significa scomparire dalla memoria collettiva.
In conclusione Solo Leveling, pur mantenendo una veste action e fantasy, si configura come un’opera che riflette con profondità sulla condizione umana. La caducità dell’esistenza non è solo un tema accessorio, ma il cuore pulsante dell’evoluzione narrativa ed emotiva del protagonista. È attraverso il confronto con il limite, la perdita e l’inevitabile fine che Jin-Woo diventa veramente umano, e il lettore, accompagnandolo in questo percorso, viene chiamato a riflettere sulla propria fragilità e sul valore autentico del vivere.
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