
a review by Dreamweaver99

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Una reclusa da laboratorio si libera dalla cattività su di alcuni scienziati che compivano esperimenti su di lei, uccidendoli tutti brutalmente con degli oggetti invisibili. Dopo essere fuggita, finisce in una pensione gestita da due coetanei, ma ha perso la memoria e il suo aspetto sembrano cambiati completamente e ingentiliti, ma cosa l’è successo? E che soprusi ha subito in laboratorio?
È questa la premessa di Elfen Lied, trasposizione uscita nel 2004 dell'omonimo manga seinen di Lynn Okamoto. Una serie che punta sul mistero delle premesse e sulla bizzarra combinazione tra disegni spigolosi nei momenti più horror e disegni delicati, intenzionalmente bambineschi, a cui aggiungiamo anche un forte sottofondo erotico.
Sulla carta c’è di tutto insomma: ci sono le mode “kawaii” tanto amate in Giappone, l’erotismo ecchi, il mistero, l’horror, un'aura intellettualoide che non rischi di far sentire in colpa lo spettatore.
Questo mix furbetto riesce a lasciare il segno? La risposta è: no e, certo, da un anime ecchi non c’era da aspettarsi un alto livello qualitativo. Non era però impossibile fare un prodotto perlomeno decente di questa categoria ed è un peccato che sia andata così.
Ciò che infastidisce di Elfen Lied non è il fatto che sia così amato (dopotutto, un fattore esterno non influisce sulla qualità del prodotto), ma la volontà di andare a pescare temi seri come i paradossi del senso paterno, la manipolazione psicologica, i limiti della scienza, il disturbo della personalità multipla (è evidente come sia essenziale l’inflazionato topos del Dr. Jekyll e Mr. Hyde), senza però trattarli con il giusto rispetto e la giusta perizia.
La pretenziosità della serie si nota già dalla scelta del titolo in tedesco che significa "canzone degli elfi", proveniente una poesia di Goethe. A ciò contribuisce la sigla cantata in latino che vede scorrere dipinti modificati di Klimt con sopra la protagonista Lucy (unica cosa bella della serie).
Insieme al titolo la sigla dovrebbe comunicare l'idea di una serie eterea, levigata e dalle tinte mistiche, cosa che va in controtendenza rispetto alla trama, nel quale sì c'è un certo alone di soprannaturale ma si tratta di una sorta di fantascienza alla giapponese, che non ha veramente nulla in comune con il titolo, probabilmente dovuto ai contenuti del manga che si ferma oltre il punto d’arrivo dell’anime (poco di più che una marchetta per il fumetto).
Riecheggia il tipico tema del "topo da laboratorio" ribelle che esiste fin dai tempi di Frankenstein: topos trito e ritrito ma potenzialmente sempre valido, specialmente quando abbiamo "scienziati pazzi" interessanti. La storia li rappresenta però in maniera molto blanda, caratterizzando le loro motivazioni solo come figure egoiste che mirano a prosperare ai danni delle diclonius, naturalmente questi cattivi sono convinti che i soggetti possano essere pericolosi e sanguinari.
Il lato "horror" viene esibito non tanto come un espediente per fare paura, ma più come una sorta di sfogo delle recluse ai danni degli avventori dove vediamo splatter di teste staccate, moncherini, litri di sangue spruzzati. Tutto questo combinato con uno stile di disegno dolce e infantile, che per antitesi enfatizza la sordidezza di questo sfogo.
All’epoca una simile violenza per un anime di afflato così popolare e giovanile poteva fare scalpore e comunicare freschezza, ma finita quella fase l’impressione è che la serie sia semplicemente sorta al momento giusto, subendo implacabilmente gli effetti del tempo sulle sue qualità e il suo impatto emotivo.
L'erotismo per cui è conosciuto ed enfatizzato dalle locandine, dalla sigla ecc è però tipicamente visto in chiave goffa e adolescenziale, che sicuramente è adeguata ai diciott’anni dei protagonisti e allo stile di disegno ma che di certo è molto fine a sé stesso, una scelta fatta per accentrare la storia in funzione di Kouta: un personaggio che viene mostrato praticamente senza difetti (se non sull’orribile finale con una storia che però vuole ancora una volta farti sembrare che non ne abbia), mentre le diclonius sono grigie e Yuka fa la figura di avere come uniche caratteristiche quella di essere gentile come Kouta, ma anche di essere la gelosona della situazione, con tutto in funzione di un protagonista maschile che ha praticamente un harem, sembra che giri tutto intorno a lui e le donne non sono in grado di reggersi sulle proprie gambe, sempre psicologicamente dipendenti da qualcun altro, non sono passati neanche vent’anni da quando è uscita questa serie e sembra già invecchiata male.
Nemmeno un altro anime ecchi (cioè con scene di nudo) pieno di fan service trash come High School DxD arriva ai livelli di santificazione di questo sogno bagnato maschile perché perlomeno lì il protagonista appare con sbavature, comportamenti considerati ridicoli e impertinenti, in un anime che in generale si prende meno sul serio.
Le scene piccanti mirano ad essere innocenti a tutti i costi o anche comiche per cui, pur prendendole a sè, avulse dal contesto non suscitano granché, danno l'idea di un anime che vuole in qualche modo provocare e mostrare i muscoli con la violenza, ma che non mostra tutta questa levigatezza e innocenza per fini narrativi, ma più per timore di non arrivare al più grande pubblico possibile, come a voler fermarsi in un limbo tra conformismo e iconoclastia, pratica che ormai da secoli è perfetta per cercare di intortare più pubblici: quello più "alternativo" e quello più "ordinario".
I cattivi sono nella stragrande maggioranza dei casi tutti d'un pezzo, tagliati con l'accetta e che urlano puerilmente "guardami, sono cattivo" per come vengono caricate le azioni meschine ai danni dell' indagine psicologica, salvo il padre di due delle diclonius che comunque ha una parabola molto prevedibile, mentre il tema della personalità multipla è ancora più prevedibile nel suo funzionamento e non crea mai particolari conflitti interni, sembra fatto solo per mostrare due sfumature di carattere opposte senza che si relazionino tra di loro in qualche maniera diversa dai soliti stereotipi.
In conclusione, Elfen Lied è un’opera bruttarella e deludente, con un finale tra i più inverosimili e pessimi che io conosca, è un anime che intrattiene solo nei momenti in cui il mistero deve essere ancora svelato e che rapidamente lascia spazio a problemi intrinseci, che in seconda visione, mancando il mistero, risulteranno sicuramente ancora più impattanti sui pregi.
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