
a review by Dreamweaver99

a review by Dreamweaver99

Storie d’amore incrociate con la musica, presa a sé non sembra niente di nuovo sotto il sole. Ma quanto realismo, quanto pathos, quanta personalità iconica in questo stile spigoloso e mingherlino, per certi aspetti retrò nel suo minimalismo e nella bassa saturazione dei colori; è il tipico caso in cui la resa è migliore della sinossi.
Era uscito da pochi anni Beck (altro celebre anime su una band rock), musicalmente eravamo in piena ondata pop punk e Nana (che proveniva da un manga shōjo iniziato nel 2000 e disegnato da Ai Yazawa) esce quindi nel momento giusto, sembrando quasi concepito fin dall’inizio come un fenomeno multimediale, che non sfrutta la colonna sonora come mero accompagnamento ma ne fa un complemento fondamentale e metanarrativo (un po’ come qui da noi con la Febbre del Sabato Sera e Grease) dove sono presenti canzoni eseguite nella serie dalle band fittizie.
Anche la sublime colonna sonora arriva scalare le classifiche di settore, con delle sonorità multiformi che ricordano la contrapposizione tra le due protagoniste omonime: Nana “Hachi” Komatsu e Nana Osaki, la prima sobria, femminile e dolce, la seconda emancipata, spigolosa e maschiaccio; fornendo ancora più livelli di emotività e di significato alla storia.
Per questa ambiguità Nana è stato tacciato in alcuni casi di queerbaiting, in un dubbio che si deve però non alla superficialità della narrazione, ma al contrario al target adolescenziale (soprattutto se contiamo che Nana ha più di un decennio) e al modo in cui l'anime sembra parlare di una sorta di auto-menzogna, dell’incapacità di comprendere al meglio i propri sentimenti anche se, certamente, frasi come “mi sento come un ragazzino al suo primo amore” o Ren che considera la missiva di Hachi una lettera d’amore, il fatto che tutto non riesca ad andare a gonfie vele nelle relazioni etero ma tra le due Nana vada generalmente molto meglio, il fatto stesso che questo tema sia così insistito e che la mangaka abbia un passato con un'opera per ragazze adulte che tratta lo stesso tema in maniera più esplicita, lasciano preferire l’ipotesi che si tratti di un amore platonico ancora inconsapevole, a discapito dell’idea di “semplice” amicizia.
In altre parole, se certamente oggi si preferisce un approccio più schietto, Nana va contestualizzato al periodo e al suo target ma soprattutto questo aspetto permette di porre l’accento sul'affetto stesso aldilà delle sue definizioni e la sua struggente intensità, mostrando il dissidio interno ad Hachi con realismo e senza moralismi da parte dei creatori.
Questo discorso è però profondamente parziale perché, essendo Nana interrotto prematuramente, non possiamo sapere come la dinamica si sarebbe evoluta nel tempo, se tutto ciò sarebbe diventato più esplicito o se avremmo ricevuto prove definitive del contrario, ed è questa chiusura repentina purtroppo l’unico grande problema della serie, che certamente non si deve a nessuna colpa, giacché la mangaka soffriva di una malattia debilitante, ma purtroppo c’è e non posso negare che la serie manchi di qualcosa senza una conclusione che chiuda tutte le linee narrative lasciate aperte, benché valga sempre la pena guardare la serie senza indugi, nonostante i suoi difetti.
Nonostante l'interruzione, Nana rimane un capolavoro per come riesce ad avere una chiusura insoddisfacente ma comunque non eccessivamente brusca, per come riesce a far sembrare vivi i personaggi, ad emanciparli dagli stereotipi e a renderli simpatici nonostante l'accento che pone sui loro difetti senza giustificarli, a sfruttare dei rapporti d’amicizia e d’amore per esemplificare le difficoltà dei sentimenti e la varietà dei rapporti umani, con ogni amante che rappresenta una diversa categoria di uomo e donna, ma soprattutto una diversa categoria di desideri, che a volte si basano sull'idealizzazione, altre volte sul vedere le persone come viatici per un determinato stile di vita, a questo si aggiunge un’analisi delle dinamiche dei provincialismi, del successo artistico, dei fan, tutto assume un valore sia individuale che sociale e queste variabili permettono a Nana di essere un piccolo spaccato di mondo della giovinezza fino alla nascita delle grandi responsabilità con un respiro universale.
Nana Komatsu è una decostruzione dell’idea di ragazzina sognatrice che si trova frequentemente in simili opere romantiche, nelle quali rappresentano una sorta di surrogato idealizzato del pubblico di riferimento, che cerca in queste opere un’evasione dalla noia della quotidianità, qui simboleggiata anche dal riscatto rispetto al tedio della vita di provincia, nonché dalla prospettiva di essere una fan privilegiata vicina ad una band piuttosto che una mera pagante dei concerti, al massimo con una foto con il beniamino di turno.
Hachi non è quindi la solita innocente sempliciotta ma lo è solo di facciata, perché ha profondi problemi caratteriali e di autoconsapevolezza,
Il suo stesso ruolo nella narrazione permette alle spettatrici con un simile carattere (e non solo) di riflettere sui propri errori e agli altri di capirli, sempre però in un modo costruttivo che rende la serie profondamente edificante, in grado di mostrare i rapporti umani da prospettive sempre diverse e mai banali per guardarli sotto una luce più lucida, con dinamiche molto comuni nella vita reale.
Nana Osaki è, invece, un personaggio diverso, che va contro gli stereotipi di genere attraverso la sua schiettezza priva di certi manierismi leziosi, una voce leggermente roca e il suo look con caschetto e il suo trucco che invece accentua la sua femminilità in una maniera inconsueta, la sua vicenda rappresenta pienamente lo spirito del punk, nella sua contraddizione esemplificata dai Sex Pistols, la cosiddetta “grande truffa del rock’n’roll”, a cui si ispira nel look con tanto di accessori di Vivienne Westwood, stilista della band.
In lei c’è una componente glamour che ha reso la sua immagine volente o nolente “commercializzabile” agli occhi della cinica etichetta discografica, è un’orfana psicologica e di fatto, che ha subito le conseguenze di questa iconicità in un momento in cui non era ancora compresa dai compagni prima del successo, che la vedevano come una mera stramba, al punto da diffondere la voce che fosse una prostituta, distruttiva in un ambiente sociale come il suo, in questo senso, Nana è una ragazza che unisce il bisogno di riscatto, di sfogo ribelle con un sistema che cerca di adattarsi a questo tipo di bisogni, fintanto che non vadano oltre il seminato, è una sorta di “punk innocuo”, la musica giovanile per eccellenza, tipica del pop punk dei tempi il suo che però è in grado di generare una catarsi individuale da parte dei musicisti e dei fan, portando un coinvolgimento sociale che raramente si può trovare e che comunque mantiene intatta la genuinità della missione, in mezzo ad un’industria musicale cinica che fa di tutto per disumanizzare le persone (come Reira, praticamente nata fin dall’inizio per essere sotto una major), costringendo gli artisti a farsi manager di sé stessi per proteggere la propria cassa di risonanza dagli scandali.
In conclusione, Nana è un capolavoro per i suoi personaggi memorabili e a cui ci si affeziona velocemente e ci si preoccupa per loro, per la sua innovazione capace di rivedere il suo genere verso lidi più profondi, inclusivi e attuali (eloquente in questo la scena in cui si scherza sulla mancanza di credibilità delle soap opera) e la sua capacità di rappresentare un piccolo mondo, sia a livello sonoro che visivo, con i disegni e l’atmosfera che unisce la Tokyo lussuosa, notturna e suggestiva con quella ovattata e quotidiana di appartamenti ordinari o di provincia; il paragone tra vita da star e vita quotidiana, con l’eccitazione del successo e il piacere delle cose semplici, come una camminata e una conversazione sotto la luna che danno alla serie un’ intensità straordinaria, basata sul fascino romantico dei singoli momenti impressi nei ricordi.
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