
Qualcuno potrebbe dire -poco-, laddove gli anime, a differenza dei film, hanno potuto e possono ancora permettersi il budget per realizzare tanti tipi di storie del genere, come testimonia il recente e bizzarro Dungeon Food.
Ebbene, un altro anime ha dimostrato al genere di poter ancora mantenere la sua salute.
Un anime che, per paradosso, ha tutte le caratteristiche dell'high fantasy ma che ne segna simbolicamente la fine. La fine dell'epica, in cui le priorità diventano altre. Un tema ormai molto sviscerato, come nel Don Chisciotte, ma che qui viene visto dal punto di vista di chi non vuole far rivivere il passato, quanto più capirlo meglio e farne tesoro per adattarsi al futuro.
"Frieren - Oltre la fine del viaggio" è quindi un anime senile nel senso nobile del termine, perché parte da un breve momento di festeggiamento giovanile per arrivare subito ad un presente in cui gli avventurieri un tempo giovani sono invecchiati, a parte l'elfa protagonista che rimane giovane e bella ma è pur sempre un'anziana e la serie non si fa scrupoli a ribadirlo, spesso con il pretesto di gag divertenti.
Dopo la fine di una grande avventura quindi, non all'inizio o in medias res. Ciò porta a riflettere sulla nostalgia, sulla differenza nei tenori di vita delle persone, sul distacco dall'impeto giovanile e in contemporanea sul recupero dei piaceri infantili, sul soppesare il proprio operato di una vita e sul diventare mentori di una nuova generazione di persone che cambieranno il mondo.
Il pretesto per realizzare questi temi è una cosa che viene spontaneo domandarsi: un umano muore se gli va bene dopo un secolo, i nani sono più longevi ma ad una certa la morte naturale bussa alla loro porta. E gli elfi, che costruiscono dei legami con i mortali, come fanno a vivere dopo che sono costretti ad assistere a una tale frequenza di lutti?
Se fossimo nella terra di mezzo, gli elfi si chiuderebbero a riccio tra di loro per incorrere raramente in questo pericolo, ma quello di Frieren è un mondo dove in un certo senso la vita ti costringe sempre a stare in compagnia di mortali, laddove gli elfi sono rari e talvolta ostili tra di loro.
È questo il tema più importante della serie: un'elfa che, consapevole della vita effimera dei mortali, decide comunque di mettersi in gioco prima con il suo gruppo d'avventura e poi con la loro eredità simbolica rappresentata da Fern e Stark per evitare di isolarsi e di trascurare le emozioni che solo una compagnia di amici può dare.
Ci sono tutte le caratteristiche di un high fantasy, tra cui due gruppi simili ad un team da gioco di ruolo composto da guerriero, mago, chierico ecc e delle scene di battaglia ben coreografate. Ciononostante, è lo spirito a cambiare un'operazione sempre in bilico tra classicismo e capovolgimento intelligente, finalizzato a dare i suoi messaggi.
Dopo tante frasi ambiziose, allo spettatore potrebbe venire da chiedersi: se Frieren - Oltre la fine del viaggio rappresenta la fine dell'high fantasy, significa che dopo di esso il genere non avrà nulla da dare? La risposta è: chi lo sa, il dato di fatto è che la fine concreta per i generi non esiste mai, perché ci sarà sempre la gente che farà retroguardia fino allo sfinimento, il discorso della fine riguarda però più un un'ipotetica linea del tempo perché lo spirito è più lo stesso di prima o una modifica, ma una completa inversione del canone che chiude il cerchio, ne consegue che molto probabilmente gli anime futuri dovranno attingere ad un canone o al suo anti-canone nella struttura e nello spirito, con la possibilità di portare novità in altri aspetti.
Come dicevo, vi sono dei combattimenti, dei nemici, eppure non si ha mai la sensazione di una minaccia vera e propria, anzi l'anime calca la mano sulle minacce annientate in quattro e quattr'otto, non per pigrizia narrativa ma per dare un messaggio, fare capire che il punto di Frieren non è quello, che è un anime riguardante il "dopo" più che il presente, il fantasma di un mondo dove l'epica è ormai finita, in questo senso molto attuale del mondo in cui viviamo sia in occidente che in giappone, dove i grandi scontri tra bene o male, se ci sono, sono quasi sempre lontani da noi e molti di noi hanno, piuttosto, il timore di rammollirsi in un mondo che non ci mette più alla prova.
È indubbio che, in un mondo di pace, l'unica maniera per far provare veramente il brivido dell'azione sia di partecipare a delle prove di forza dove l'obiettivo non è più uccidere.
L'anime, partendo dopo l'abbattimento del grande nemico, abbassa la posta in gioco e rende proprio la sua protagonista il simbolo della serie stessa con la sua potenza che, a differenza della tensione degli anime concorrenti, vuole non metterci in tensione o darci la catarsi della rivalsa ma farci sentire al sicuro, questo modo quasi alla One-Punch Man di intendere l'azione serve proprio per contribuire all'atmosfera e a dirci: ormai il peggio è passato, lo scontro tra bene e male è un minuscolo rumore di sottofondo, non rimane che pensare al tempo e alle nostre vite.
Se ci si limitasse a vedere in questo "oltre la fine del viaggio" solo una riflessione su un passato epico e su come continuare a vivere, tutto diventerebbe però limitante.
Certamente, c'è l'idea interna a Frieren di voler omaggiare l'epica così come lo fa l'anime stesso rispetto alla tradizione dell'high fantasy e lo fa rievocando grandi ideali, esemplificati da Himmel ed Eisen, utilizzando anche immagini come quella dei monumenti celebrativi.
Himmel viene celebrato per il suo altruismo di ferro, il secondo per il suo coraggio che non si basa sulla mancanza di paura ma sull'affrontarla una volta che si prova, perché è questa la differenza con il concetto di temerarietà.
Un messaggio importante, quello di Eisen, nei confronti di altri anime debitori di Dragon Ball che pongono l'accento su eroi che non hanno paura di niente e ciò sminuisce il significato profondo della virtù umana, che Frieren riesce a rievocare senza il bisogno di mostrare battaglie sfolgoranti. È un anime che riesce, dunque, a comunicare con semplicità e precisione dei valori sottesi a tanti altri prodotti legati al mondo Shōnen.
A livello tecnico, l'anime brilla per un livello tecnico praticamente impeccabile, probabilmente riuscito così bene anche perché sono pochi i momenti in cui vuole "mostrare i muscoli", che d'altra parte sono quelli in cui l'anime vuole essere più pieno d'azione, più commerciale nelle soluzioni narrative, la colonna sonora è di discreto livello ed è altrettanto discreta nell'espressione, senza mai renderla un mero strumento per far "gasare" gli spettatori o per scene strappalacrime. Se l'anime riesce in certi casi a far piangere, ciò si deve infatti ad un clima di malinconia sottile e poetico, che fa velocemente affezionare ai personaggi e che ci fa immergere in un clima di lirismo effimero come a volte noi, nel mondo reale, vediamo la vita.
I personaggi hanno quasi tutti una caratterizzazione definita e le tante scene di vita quotidiana che sono il fulcro della serie creano un clima confortevole e rilassante, che proprio per questo si pone in contrapposizione con la frenesia dei nostri tempi o con i ritmi energici e veloci alla meglio, tappabuchi alla peggio di tanti prodotti della contemporaneità.
Il personaggio di Frieren apprezza la magia come strumento di bellezza e cose in apparenza inutili, a differenza della mentalità utilitarista e ambiziosa di Serie, che al contrario apprezza più l'attitudine di Fern: maga quasi altrettanto ambiziosa e spinta da un senso di responsabilità paradossalmente meno infantile rispetto a quello della sua maestra.
Da questo parte un altro dei messaggi più belli dell'anime che l'elfa, in quanto tale, si trova a dover comprendere per vivere meglio: l'idea che, essendo la vita fatta di posti, cose e persone che vanno e vengono, non dovrebbe essere vissuta pensando di voler fuggire dagli affetti per non dover patirne i lutti, ma anche che non è giusto pensare che la compagnia di alcuni individui specifici sia indispensabile per continuare a vivere, in questo senso è importante però ricordare sempre con rispetto e devozione i cari che ci hanno lasciato, più difficile a dirsi che a farsi ma non per questo impossibile, come nel messaggio di speranza che l'anime vuole offrirci.
Sebbene l'anime riesca ad andare oltre il suo genere per dare dei messaggi di respiro più universale (così come il personaggio di Frieren sembra essere un pretesto per parlare della vita come effimera o la magia per parlare della bellezza), non mancano però le note dolenti.
La più ovvia è il fatto che, purtroppo, l'anime sia stato lasciato non concluso rispetto al manga. Sebbene il finale di saga scelto abbia un senso per alcuni aspetti conclusivo (solo a livello simbolico), si ha la sensazione che troppo sia stato trascurato. L'arco di trasformazione dei personaggi del presente non sembra essere completato e il personaggio di Sein, al quale sono stati dedicati diversi episodi, sembra un personaggio messo lì per avere un collegamento con il passato e un piede in un futuro che nell'anime non sarà mai realizzato, per cui dà l'idea di un'occasione sprecata.
Guardando più opere slice of life come questo, non ha certo molto senso avere la pretesa di un'opera chiusa in maniera precisa, laddove spesso un finale aperto fa parte di un messaggio di contemplazione della vita in sé dove non si chiude mai nulla finché non si muore.
C'è però una differenza tra un finale aperto per consapevole scelta o un finale aperto per una questione di compromessi e, purtroppo, anche un anime per molti aspetti rivoluzionario e povero di stereotipi commerciali, cade nella macchina consumistica dell'anime visto quasi come una mera marchetta per far comprare il manga, sebbene realizzato con tutti i crismi in quasi ogni altro aspetto, è proprio questo l'aspetto che, nella mia visione delle cose, non permette più di tutto ad una serie così originale di essere considerabile un capolavoro.
A concorrere in questo smussamento del potenziale, è uno stile grafico sì praticamente perfetto nella realizzazione tecnica e dal lirismo estetizzante, ma comunque molto alla moda e poco riconoscibile a livello di tratto, cosa che in parte si perdona con l'evidente obiettivo di essere un anime che, anche per il suo ricorso a cliché comuni e conosciuti da un pubblico ampio, vuole cambiare le cose nel solco di un contesto classico e commerciale, non in un contenuto di nicchia che si rivolge ad un pubblico altrettanto di nicchia, anche per questo Frieren - Oltre la fine del viaggio potrebbe avere, in futuro, un'influenza importante che avrà un impatto positivo sul futuro dell'animazione giapponese.
Se l'anime ha uno svolgimento notevole anche nella scelta di lasciare molto poco al fanservice (se non al massimo dei momenti più comici, comunque funzionali a mantenere quel senso di rilassatezza e a farti affezionare ai personaggi), sono alcuni design dei personaggi che lasciano un po' a desiderare. Ne sono degli esempi i demoni dal trattamento molto didascalico e Stark, un guerriero come Eisen che, a differenza dell'eleganza dei paladini, si basa sulla pura forza fisica e su un abbigliamento più "da duro", che ha ciononostante un aspetto longilineo, poco muscoloso e dolce, che lo rende poco credibile e più banale di quello che avrebbe dovuto essere, magari avrebbero potuto porre l'accento proprio sulla contrapposizione tra un viso da bonaccione e un fisico possente, si tratta di una scelta molto probabilmente commerciale per aiutare ampliare ad il bacino di pubblico alle adolescenti (già il fatto di avere una protagonista donna e un ritmo simile comunica come la definizione di Shōnen gli sia stretta), ma credo che, essendoci già Himmel a fare questo lavoro, non avrebbe cambiato più di tanto le cose.
In conclusione, questa prima stagione di Frieren - Oltre la fine del viaggio rimane capolavoro agrodolce che ha tentato ed è riuscito a superare i limiti convenzionali del proprio genere, per fortuna potendo contare su una seconda stagione. Aldilà dei difettucci sopracitati, riesce però a soddisfare per la sua profondità, per il ritmo lento ma proprio per questo riuscito, nel suo essere ovattato, rilassante e "casalingo", risultando già un cult che ricorderemo sicuramente negli anni a venire.
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