
Cosa succede quando l'anime "shonen" classico incontra la parodia e la sperimentazione formale?
Si genera un ibrido bizzarro, che quasi reinventa una tradizione che da sempre stata un concentrato di intenti edificanti e motivazionali che, nonostante le ambizioni solitamente scarse dei suoi valori artistici, sono un manifesto di come quel mono-mito universale di eroismo e coraggio cambia nel tempo e tra gli autori.
In un momento in cui questo tipo di produzioni sta tornando ad essere fortemente conservatore (vedasi Demon Slayer, Jujutsu Kaisen o My Hero Academia), appare quasi come un miracolo l'idea di un unicum come questo prodotto che presenta un intreccio bizzarro e sfilacciato, quasi slice of life e uno stile di animazione simil-americano nel suo minimalismo fluido, a tratti bozzettistico e pittorico.
Se l'Attacco dei Giganti e Fullmetal Alchemist erano riusciti a mischiare la componente "necessaria" di intrattenimento puro con una certa gravitas drammatica e temi impegnati, a mancare era forse un'opera che in quel filone mantenesse una simile cura dei contenuti in concomitanza con un'atmosfera totalmente contraria, comica e leggera, ma non per questo superficiale.
Ci aveva provato One Punch Man, tratto dall'omonimo manga dello stesso autore di Mob. Nonostante la decostruzione del supereroe e di un intero modo di concepire gli scontri, OPM ha (forse anche perché è ancora in corso) pochi altri aspetti contenutistici degni di nota, ricorrendo ancora ai limiti di un impianto più sensazionalistico che porta in molti casi a limitare l'essenza dell'opera ad una componente parodistica e pseudo-sovversiva quali sono la violenza pulp e l'idea di un supereroe invincibile che mira semplicemente ad avere una lotta combattuta, rompendo tutta la struttura di pathos e progressione narrativa che solitamente si cerca del genere.
Ebbene, Mob come il precursore prosegue sul solco di un mix tra destrutturazione e classicismo totale, ma con una verve meno satirica e più sorniona, di primo acchito sembra infatti che la sperimentazione consista solo nelle animazioni "fumettose", potrebbe apparire addirittura derivativo se pensiamo all'idea che il protagonista Shigeo sia uno psichico (come Tornado di OPM), così come la sua somiglianza con Saitama e la sua forza che fin dall'inizio sembra invincibile, mentre il character design è costruito per essere banale.
Tutto dà l'impressione di essere mondano e comune, ma al contempo sorge velocemente il punto in cui l'opera scatena la propria unicità e la sua carica grintosa, al punto che è proprio in un lavoro così "di basso profilo" che si presentano alcune tra le scene di combattimento migliori di tutta l'animazione giapponese, in cui la cura tecnica raggiunge livelli assurdi, incredibili per un'opera che manca di tutta quella magniloquenza epica di un Dragon Ball o un Gurren Lagann.
Capiamo facilmente, anche se ci sono momenti in cui la storia cerca di mettercelo in dubbio, che Shigeo è lo psichico più forte del mondo fin dall'inizio, ma la genialità della serie parte dallo spunto iniziale: l'idea che il combattente più forte trattenga la sua forza per non danneggiare gli altri e per non perderne il controllo, ne consegue che la struttura è invertita: si sposta il fulcro dal migliorare con l'allenamento (per quanto la serie dia valore anche ad esso) alla misura e al contesto in cui si usa il proprio potere.
La semplicità dell'ambientazione, del protagonista e la demenzialità del suo umorismo servono a dunque a riflettere questo scarto tra un personaggio comune, simile al target di riferimento "da educare" con un potere capace di sconquassare il mondo e la stessa estetica del cartone che si frantuma e ricrea continuamente per riflettere uno spettatore adolescente degli anni 10 che è stato rimpinzato da anni di prodotti sul potere dei sogni e del "se vuoi, puoi", ma che ciononostante non ha idea di cosa voglia fare della propria vita ed è annoiato, preso da situazioni più quotidiane come dichiararsi alla ragazza o farsi sfruttare in un lavoretto part-time.
In questo senso, la grandezza di Mob Psycho 100 è soprattutto nella sua onestà, nella sua volontà di non porre l'accento su un modello di adolescente che non ha particolari nessi con il suo pubblico, ma su un protagonista che riesce a diventare un modello di vita a partire da una situazione di partenza, un gancio preciso con la realtà dello spettatore perché, se è vero che un protagonista umano e fallibile come noi esiste da tempo in ogni medium, è anche vero che i pregi e i difetti sono solitamente diversi da quelli della gente comune, più legate ad interrogativi etici più alti come un modello di società propri di una dimensione "militare", di onore o genericamente politica, tutti concetti meno pertinenti alla vita di tutti i giorni.
Se è vero che le esplosioni non sono realtà di tutti i giorni (specialmente se c'è di mezzo il sovrannaturale come in questo caso), è vero però che spostare l'accento dalla filosofia dei sogni ("voglio diventare il re dei pirati" ecc ecc) alla filosofia del potere (inteso nel senso più ampio) è una scelta più sofisticata, laddove nella realtà i sogni molti scoprono i sogni con il tempo e il potere talvolta si conquista con la fatica, ma altrettante volte capita per caso o per eredità familiare, così come altrettanto estrinseco è il modo in cui utilizziamo il potere, spesso influenzato dalla situazione del momento o da uno stato d'animo. Un capriccio manipolatorio di un datore di lavoro, una vendetta concretizzata grazie alla sensazione di invincibilità, far pesare agli altri la propria situazione gerarchica ecc ecc.
In altre parole, Mob Psycho 100 non racconta una prospettiva simil-bushido di persone che devono bruciare le tappe della loro crescita, trovando prima dell'età adulta la volontà e la disciplina per realizzare obiettivi più grandi di loro e cambiare il mondo, ma racconta una società di persone influenzate dai condizionamenti sociali e che non sono da sole in grado di scoprire la propria essenza poiché chiuse in una latenza, in un'anonima tranquillità quotidiana che viene considerata mediocrità da chi ha ambizioni più grandi, non è un caso infatti che l'opera derida o comunque porti in più casi a sfavorire chi parla con pathos e termini altisonanti di compiti, onore e fantasiose idee di società.
Questo atteggiamento scanzonato non vuole però essere un'esortazione al pensare solo al proprio orticello, vuole piuttosto mostrare un eroismo più "pratico", più basato sul suo significato in relazione non ai lutti o alla determinazione come innesco ma come consapevolezza, come amore disinteressato, un po' alla Spiderman, in cui l'eroe riesce ad essere contemporaneamente una persona matura con la forza per reggere compiti enormi, ma anche un ragazzetto che non sa fare un discorso di senso compiuto alla propria fiamma.
Un altro aspetto di enorme importanza, rappresentato da Reigen, è l'idea che il talento non sia solo quello dei poteri di combattimento che sono fatti per toccare gli istinti catartici di tutti noi, ma anche ogni capacità e ognuno è importante in modo diverso, concetto importante che però non è lasciato, come altri prodotti del genere, ad un concetto tenuto sullo sfondo solo per giustificare narrativamente la presenza di personaggi scarsi, ma piuttosto è parte integrante del messaggio di Mob Psycho 100, un concetto che serve a portare i personaggi "superiori" in mezzo alla gente, a rendere la squadra tra Shigeo e Reigen così prodigiosa.
Da questo principio, un personaggio che all' inizio sembrava l'ennesima ripetizione del Mr. Satan del caso (cioè l'archetipo del cresciutello millantatore, esistente dai tempi delle commedie classiche), finisce per diventare una figura più profonda, che sì tratteggia sì come un ciarlatano e un vanesio, ma anche come un oratore e un datore di lavoro dallo spiccato carisma, concetto di compensazione questo che trova la sua consacrazione sul finale, dove riesce dove nessun altro è riuscito neanche con i poteri: toccare Shigeo.
Il nocciolo di queste abilità "extra-potere combattivo" arriva però con uno dei temi più cruciali: quello del soprannaturale e della ciarlataneria. Reigen è, infatti, nonostante il suo buon animo e la voglia di far stare bene chi inganna, pur sempre un truffatore, a lui si uniscono diversi ciarlatani che approfittano delle debolezze della gente, concetto che si astrae dagli spiriti fino alle circonvenzioni più comuni dell' oratoria.
Reigen e Shigeo si possono infatti contrapporre in due diversi modi di intendere il potere: quello legato strettamente alla vita e la morte o il potere di persuasione, in grado potenzialmente di rovinare la vita delle persone in maniere più sottili, i nemici maggiori nella serie sono infatti generalmente coloro che sanno usare bene entrambi, laddove entrambi i protagonisti sono stati portati a conoscere i pericoli dell' utilizzo sbagliato delle proprie abilità, a cui cercano in maniera e misura diversa di porre rimedio.
Un'età, quella dell' adolescenza, che è quella della scoperta di sé e il passaggio finale prima della maggiore età, in cui l'individuo è più manipolabile e in preda a una confusione di emozioni contrastanti che si scatena sul finale singolare, dove tutti i cattivi sono stati sistemati negli episodi precedenti e non c'è più nessun pericolo, se non il protagonista che perde il controllo dei suoi poteri.
Nessuna botta che non sia un vano tentativo di metterlo k.o, nessun avversario finale, ogni grande lotta in Mob Psycho 100 è un flusso di coscienza e lì più che mai è una lotta tra noncuranza e compassione, tra accettazione e frattura, è però tramite la conoscenza dei diversi punti di vista che si arriva ad una risoluzione, un' idea che arriva a redimere un po' tutti gli avversari, idea che in effetti è un po' troppo idealizzata anche per gli standard degli altri anime che traspongono battle shonen.
Al netto di questi difetti e di un didascalismo un po' eccessivo della prima stagione (giusta nella consequenzialità dei confetti della serie ma un po' troppo ridotta a questo scopo), Mob Psycho 100 è un capolavoro che riesce ad esprimere concetti alti e grandi sperimentazioni strutturali e formali attraverso i mezzi non solo dell' azione ma della commedia, due generi che normalmente hanno problemi a mostrare una simile profondità, specialmente se con uno scopo didascalico e adolescenziale, ma è il superamento di queste sfide difficili a forgiare la gloria di un' opera che ricorderemo come un'importante tappa dell' animazione giapponese negli anni a venire.
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