
a review by Dreamweaver99

a review by Dreamweaver99

Due anni dopo il successo di Lady Oscar, la mangaka Riyoko Ikeda ci ha regalato un altro manga che è stato trasposto in un secondo capolavoro di anime, ancora una volta con la regia di Osamu Dezaki, uno dei pochi del settore che si possono veramente considerare "autori" come nel cinema.
Purtroppo, questo anime ha avuto una gestazione lunga, uscendo solo dal 91 al 92, dopo oltre 10 anni dall'uscita del manga. Ne risulta uno strano unicum in quel decennio, laddove già non era più normale vedere un melodramma così cupo per un target di ragazzine; non contiamo poi lo stile precursore degli anni 80, che qui viene leggermente "novantizzato" attraverso i visi più slanciati e realistici, i colori un po' più luminosi.
Ma di cosa parla, dunque, Caro Fratello? Dimenticate l'ambientazione storica e gli squarci di vita vera; siamo, in apparenza, in un "normale" scolastico, che però la Ikeda trasforma, ancora una volta, in un discorso di classe, attraverso Nanako, una protagonista liceale che si trova invitata, nonostante fosse "figlia di nessuno" in una società elitaria di studentesse modello, tutto questo in un'ambientazione che sembra avere a che fare più con i fasti retrò delle aristocrazie occidentali che con il Giappone. Nanako si trova quindi imboscata in un caos di bullismo, invidie e misteri e lei trova, come sfogo, il contatto epistolare con un ragazzo dell'università che considera come un fratello, al quale confida i suoi sentimenti e che, narratologicamente, funge da occasione per regalare allo spettatore i momenti più introspettivi della protagonista.
Un po' come in Lady Oscar, anche in Caro Fratello non mancano critiche velate, specialmente nella parte iniziale, all'ossessione per il fasto, il privilegio e l'arrivismo sociale, rappresentati dalla Sorority, con le sue feste galanti, i suoi candelabri, i suoi bouquet, i suoi vestiti costosi, un'elite che ha reso lo studio un trampolino di lancio più che un modo per accrescere la propria anima.
Per il discorso gerarchico pensiamo anche alle amicizie della protagonista. Se Mariko è la giovane rampante attratta dalle promesse della Sorority, Tomoko è la ragazza umile, lontana da facili seduzioni di gruppo, mentre Nanako, in quanto ragazza insicura e in bilico tra due fuochi, è inizialmente attratta a suo rischio e pericolo anche da ciò che vede decadente e tenebroso, dietro il fulgore della perfezione formale e della facciata atarassica che ostentano le sue beniamine, in una sorta di sindrome della crocerossina che verrà suo malgrado manipolata da più parti.
Una critica che viene fatta spesso a Caro Fratello è che abbia una storia inverosimile o quantomeno improbabile. Benché ciò sia indubbiamente vero (pensiamo al fatto che Nanako chieda ad un suo giovane insegnante con cui non ha legami di diventare suo fratello di missive), bisogna dire che Caro Fratello è pur sempre un melodramma, un genere che ha come cliché l'idea di costruire una serie eccessiva di coincidenze con il solo fine di portare la trama da un punto A ad un punto B e far scaturire determinate emozioni, quasi come se fosse un mondo a sé dove tutto è amplificato, un po' come un musical, dove non sembra strano vedere personaggi che iniziano ad esibirsi per strada con gente qualunque, è sempre sottesa una sorta di idea di destino che vuole dare enfasi ad ogni suo aspetto.
In quanto cliché (e non conditio sine qua non), non è un motivo per assolvere completamente questa tendenza, che sicuramente appare come una scorciatoia più che come un sacrificio necessario a mantenere precisi i confini del genere, però Caro Fratello ha anche il buon senso, rispetto ad altri "colleghi", di sormontare questo cliché con elementi irrealistici fin dall'inizio, rendendo questa dinamica quasi naturale e organica e ampliando il patto narrativo con lo spettatore, a questo aggiungiamo comunque che, nonostante i meccanismi appaiano fin da subito molto chiari, Caro Fratello ha una potenza empatica così ben sviluppata da riuscire a commuovere anche uno come me che si è fatto spoilerare per errore un avvenimento cardine mentre cercavo delle informazioni su quest'anime.
Ora pensate all'atmosfera sognante che pervade tutta la serie, all'ambientazione fantasiosa, cosmopolita e vagheggiata che contraddistingue fondali, costumi, nomi o, ancora, pensate ai dialoghi sopra le righe e teatrali come d'altri tempi, tutti aspetti che abituano lo spettatore ad un non-luogo etereo fin dall'inizio, evitando non solo che il cliché strida con il resto, ma mostrando anche una cura, voluta o meno, che compensa la faciloneria di una scelta del genere e non rende casuale ma organica quell'idea di destino a cui accennavo, parlando di adolescenti che si sentono come perseguitati dagli eventi intorno a loro ma anche in una sorta di ricerca di legami eterni ed esperienze oltremondane nella "semplicità" dei sentimenti.
Cos'è, dunque, che rende Caro Fratello un capolavoro? Innanzitutto, molto banalmente, il fatto che la psicologia dei personaggi venga presentata in maniera credibile, nonostante gli intenzionali eccessi espressionistici tesi ad esaltarne l'essenza e il discorso delle coincidenze da melodramma.
I protagonisti sono, quasi tutti, sfaccettati e anche un personaggio abbastanza stereotipato come Nanako assume un valore diverso quando lo si pone in rapporto con lo spirito della storia intera. Pensiamo alle sue origini che menzionavo, non è di certo una poveraccia ma non è neanche una specie di vip come normalmente è previsto dalla Sorority e questo viene espresso anche nei comportamenti. Per esempio, al fatto che sia pratica di cucina e questo aspetto le viene recriminato come un'attività molto femminile, utilizzato a mo' di insulto, come se ci fosse una femminilità di serie A e una femminilità di serie B, discorso che potrebbe richiamare al classico pregiudizio sulla gastronomia come pratica "da servi", ma anche come simbolo di donna remissiva in un regime patriarcale, mentre le compagne più snob vogliono comandare nonostante cadano poi in altri tranelli patriarcali della rivalità femminile e nell'ossessione per l'estetica.
Nanako è semplicemente una ragazza candida e pura, che da remissiva guadagna sempre di più consapevolezza e sicurezza di sé per dire no quando serve ma non smette mai di prendersi cura degli altri, che è lo spirito dietro una passione come quella, a discapito dell'Ikebana, arte di disposizione dei fiori recisi che è altrettanto lodevole, ma pur sempre un'attività assurta a simbolo aristocratico, meno "altruistica", economica e pratica, che dunque si confà meno ad un personaggio come lei (vedete come persino un discorso di hobby assume un valore nei significati della storia).
Oltre a questo, non possiamo tralasciare il discorso dell'amore omosessuale, che qui ha un ruolo di primo piano, portando avanti un discorso che era stato già aperto con Lady Oscar attraverso il personaggio di Rosalie, ma che qui diventa di primo piano.
Sebbene Caro Fratello fosse uno dei primi prodotti a trattare questi temi, se dobbiamo trovare un difetto in questa trattazione c'è il fatto che, alla fine della storia, le relazioni eterosessuali hanno una specie di ruolo rassicurante, mentre quelle omosessuali per un motivo o per un altro falliscono tutte. Per fortuna, Caro Fratello non condanna mai quelle relazioni e, anzi, stupisce come non ci sia mai discriminazione neanche tra i personaggi come se, ancora una volta, vivessimo in un mondo a parte (ricordiamo sempre il discorso dell'aura onirica della serie, del non-luogo cosmopolita, dell'autarchia femminile ecc), dunque appare chiaro, più che altro, che la scelta sia stata fatta per (spiccando un piccolo volo di fantasia) evidenziare la tragicità di amori che non sono comunemente accettati nel nostro mondo reale o, più realisticamente, per trovare una sorta di compromesso con il lettore/spettatore medio, che vede nelle relazioni omosessuali o una parentesi morbosa (Saint Just e Miya) o virtuosa ma tragica (per Nanako e Mariko, di cui relazioni non finiscono bene), che comunque non ci impedisce di vedere esplorati dei rapporti lesbici con profondità commovente e rispettosa dell'argomento, in anni dove la scelta era più coraggiosa e innovativa, tutta questa vicenda umana comunque unita con i sottotesti sociali e universali, come detto prima.
Pensate ora al contrasto tra la grande intelligenza e dignità solenne di Miya e il suo infantile e morboso egoismo degna di Salomè; oppure Saint Just, sorta di decostruzione bohemien di Lady Oscar che si riconosce anche solo nel giallo acido dei suoi capelli, per il resto quasi visivamente uguale alla grande eroina; pensate poi Mariko, diventata folle per la solitudine dovuta anche alla reputazione del padre; o la semplice e umana affabilità di Kaoru, di cui dramma amoroso è tra i più struggenti e potenti nella storia degli anime.
Tutto questo teatro tragico dalle tinte shakespeariane (non a caso citato in molteplici occasioni con la lettura di un suo componimento) è unito ad una regia in stato di grazia di un fuoriclasse come Dezaki, che enfatizza le inquadrature-cartoline (cioè dei fermi-immagine enfatici e dipinti a mano) e dà spazio a scorci che, quasi ai livelli di Lady Oscar, sono uno spettacolo per gli occhi, pieno di luminarie notturne, skyline incantate, animazioni tutte fatte per sottrazione (come anche le cartoline che servivano anche a risparmiare il budget delle animazioni, a volte fin troppo, ma che eleganza).
In conclusione, il confronto di Caro Fratello e Lady Oscar si ferma al discorso melodrammatico, a certe "firme" autoriali (pensate ai disegni e al discorso della rivoluzione francese con Saint Just e Miya) e una critica all'alta borghesia, per il resto, sebbene non sia ai livelli del predecessore, siamo comunque di fronte ad un'opera che prende dalle spalle dei giganti quasi solo ciò che è necessario a narrare la sua vera essenza che è quella di un'ennesima gioia per gli occhi, per il cuore e per il cervello, condensando in sé il meglio degli anni 70 e dei 90, superando anche i confini del suo genere non nella grammatica ma nel respiro politico e poetico, grazie ad un livello tecnico più che soddisfacente e la garanzia di creativi già ben rodati.
4 out of 4 users liked this review